Zic – “Faceva Caldo”

Poco male che ZIC sia uscito presto da “Amici”, altrimenti sarebbe rimasto (forse) ingabbiato nei logoranti meccanismi di santa Maria de Filippi. Infatti, Lorenzo Ciolini (ovvero :ZIC) centra poco con quel Talent se non per sfruttarlo, unicamente, come mero veicolo promozionale . Lui, al contrario degli altri concorrenti dalla lacrima facile, ha carisma e coscienza dei propri mezzi e li ha subito mostrati, con una presenza scenica da consumato leone da palco. Appena 21 anni, ma con un’anima tribolata da uomo vissuto e che ne costituisce la sua preziosa fonte ispirativa, in quanto da umori filo-depressivi scaturiscono le migliori cose. Mai pago dei risultati ottenuti, stavolta sforna un disco che, di certo, non strizza l’occhiolino ad un easy-listening da classifica, ma dà l’idea di quanto ZIC sia un tipo tosto, molto tosto, nel prendersi parecchi rischi ad elargire canzoni come la testa gli detta, senza condizionamento alcuno. Insomma, quella magnetica sfrontatezza che, talvolta, eccede nel modus operandi . Se viene definito “maledetto” non esiste aggettivazione migliore per lui, un complimento graditissimo che indossa a pennello. E’ l’omologo Baudelaire della canzone, Il Verlaine testuale o semplicemente artista della serie: piccoli Grignani crescono…. L’atto che apre la lista è “Gilles Villeneuve”, probabile suo eroe dal cuore coraggioso, con stesura incalzante e schegge di chitarra dominante. Intanto, nelle radio incalza di brutto il singolo dal titolo bizzarro e (volutamente, ne siamo certi!) anti-commerciale : “Ti ho cercato alle 23:20 del 02/02/2018 39 3662609635” che ti picchietta l’orecchio con la regolarità della drum-machine, in clima asciutto e asetticamente ricercato. Il mood di ZIC intreccia sfaccettature multicolor in un’elettronica garbata ma grintosa, che sa scandire col giusto acume espressivo. Con “Il fantasma del sabato sera” regala strali dance , intermezzate da brevi soffiate ambient . Servendosi della sua amatissima chitarra e poco altro, affronta “Stavo apparecchiando” con un dolce ruggito da “guitar-hero” e stilosa interpretazione. Può, senz’altro, sorprendere cotanta maturità ma è come se ZIC avesse saltato, a piè pari, la fase adolescenziale, catapultato negli ascolti adulti che il padre gli ha mitragliato, incamerando in un lampo le grandi fonti ispirative di Hendrix, Deep Purple, Dire Straits e, palesemente, di Battisti, tanto per citarne alcuni. Migliaia di ascolti, non propriamente frequenti tra i suoi coetanei e che lui, invece, li ha trasformati in humus creativo per riversarli nelle stesure compositive, potenziandole con indiscussi personalismi. ZIC è decisamente quel “Fulmine” (a ciel sereno…) che destabilizza l’etichetta dei Talent con una decisa ballad dai contorni sognanti. Dopo essersi preso una “Tregua” orante e delicata, mischia gli stilemi fin qui fruiti con “Gugol”, curando la traccia con estrose rifiniture, complice anche il prezioso apporto del grande Pio Stefanini alla produzione. La deduzione è semplice: se, in poco tempo, già 4 dei 10 pezzi di “Faceva caldo” stanno ronzando in F.M.(compresa la conclusiva “Perché sono rimasto da solo”) sono segnali incoraggianti che confermano quanto le scelte uditive si stanno finalmente spostando anche su artisti che ti sbattono in faccia la verità, senza intermediari o sorrisi di facciata, decretando il valore sostanziale (e non paraculo) di lavori sinceri come questo.

MAX CASALI

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