SKoM – “Nuddu Ca Veni”

Un’oscurità claustrofobica avvolge personaggi immersi in un buio liquido, assordante e allucinato, tra scenari onirici ed esoterici. Sospesi fra contemporaneo e ancestrale. Fra mito e cronaca.
La maledizione “Patri di lu mari, affunnali a sti sbinturati” di un furioso Polifemo, appena accecato da Ulisse, condanna gli achei a perdersi e vagare all’infinito in Nuddu Ca Veni degli SKoM. “Padre del mare, affonda questi sventurati” recita in siciliano la voce di Simona Norato. Il video è vortice ossessivo che ci trascina in abissi di coscienza popolati di presenze tormentate, disperate e inquiete. Un brano che apre uno squarcio nelle profondità dell’odio, che come motore del mondo spinge gli uomini alla deriva.
Realizzato dal collettivo catanese Cinepila, “Nuddu ca veni” è estratto da “Chi odi sei”, debut album degli SKoM, un disco in cui l’attualità è trasfigurata attraverso le vicende omeriche. Un’Odissea umana, che rischia il suo stesso naufragio in un mare d’odio. Un odio che il disco esplora nelle sue molteplici forme, tra mito e realtà: da quello “verticale”, fra uomini e dei o dirigenti e sottoposti, a quello “orizzontale” fra simili, a quello verso noi stessi, fino all’odio di Nuddu ca veni, verso tutto ciò che è sconosciuto, verso ciò che non si capisce.