Saffir Garland – “La Calma Dei Malvagi”

E’ sempre più erta la strada per raggiungere proposte musicali che facciano gridare all’insolito e, certamente, chi prova a perseguirle , va riconosciuto il cimento ad osare. Il primo impatto di “La calma dei malvagi” lascia costernati e spiazzati per la surrealità della proposta, tanto colma di funambolismi lessicali, atmosfere stralunate e catapultamenti in chiave prog-rock. Ma, in seguito, si intuisce quanta verità e quanto senso critico ingloba l’album. L’artefice di tutto è Saffir Garland (identità parallela del cantautore veneto Gilberto Ongaro), che traccia un panorama satirico e sarcastico sulle vicende più disparate , con la fervida speranza di far caldeggiare un’attenzione maggiore ed un occhio più critico verso tematiche dimenticate e/o tralasciate per comodo o (peggio ancora!) per rassegnazione. E allora non ci lamentiamo se i prepotenti hanno in sé tutta la calma di questo mondo in quanto consapevoli della loro consolidata soverchieria su un popolo cheto e mansueto che, però, schiuma ira in quanto deboli (incipit dell’e.p. precedente di un anno fa). Sul versante musicale, l’opera sorprende per imprevedibilità a scherno aperto . Apre le danze “Ti mando in Congo” con l’inizio accappella e sviluppo su trama saltellante e ironia a cascate . Il brioso e stralunato funky di “Flaconi” viaggia sostenuto su lirica semi-demenziale per punzecchiare la criminale obsolescenza innestata volontariamente nella tecnologia. Mentre “Bagdad” vive di rumori di guerra e tastiera acidissima per introdurre un reggae tanto sbarazzino quanto ludico e capace di esplodere, in finale, come un ordigno. Dopo la marcetta pop di “Metopa” ,che avanza sui connotati di Elio e le Storie Tese, da “Sofia” in poi ci si addentra in una lunga scia favolistica, con flauti leggiadri e violini barocchi con la splendida voce di Barbara Bordin che ci prende per l’orecchio per guidarci verso “Marcella”, drammatica filippica sull’infanzia devastata da forzature sessuali. Giustamente, Saffir cerca di stemperare la tensione di argomenti tabù con la splendida strumentale prog “Oro blu” , in chiave squisitamente Genesisiana. A ornamento di tutto, ci porge una “Ghirlanda” in duetto con la singer menzionata ed introduce l’arpa celtica che, assieme ad un ottimo arrangiamento, dà al pezzo il potere di trasmettere suggestioni settecentesche. Mai sazio di sorprese, ecco che il Nostro sigilla l’opera con “Endimioni” , brillante esempio di come si possa coniugare la dolcezza antica con moderno rock senza lasciar perplessi. Carico di umanità e teatralità, l’album di Garland simboleggia urgenza tematica in quanto emblematica denuncia contro coloro che girano i pollici dormendo ad occhi aperti mentre osservano il mondo in fiamme, ignorando come tutti noi, rassegnati lillipuziani, potremmo abbattere i prepotenti Golia del Potere riaccendendo l’ (attr)azione per la vita, col solo scopo di ripristinare quell’equilibrio salvitico diabolicamente tramato ed architettato dalla…calma dei malvagi.

MAX CASALI