Roberto My

Roberto My dopo aver militato nella band dei  Volcano Heart dove costruisce parte della sua storia musicale, si prende un lungo periodo di pausa. Ma la passione per la musica è tanta, a tal punto che si rimette in gioco con il suo nuovo album solista “Flares” e noi abbiamo voluto sapere qualcosa di più sul suo conto.

CMZ: Com’è nata la passione per la musica ?
RM: Domanda impegnativa. Rispondo con due ricordi. La passione per Bruce Springsteen che avevo da ragazzino, quando frequentavo la scuola media. Avevo ritagliato e incollato nel diario una foto del Boss, periodo “Born in the Usa”, che imbraccia la sua mitica Telecaster e fantasticavo di suonarla. Poi poco più grande, per il mio 16mo compleanno, quando già ero un super fan dei Cure, chiesi e ricevetti una chitarra acustica in regalo. E’ iniziata così.

CMZ: Quali sono gli artisti che maggiormente ti hanno influenzato ?
RM: Il primo amore sono stati appunto i Cure. Poi all’inizio dei novanta, dopo un’infatuazione per lo shoegaze e la neo psichedelia, appena 18 enne sono stato folgorato dai Dinosaur jr e dai Sonic Youth, e poi in generale da tutta la scena grunge di Seattle, in particolar modo le band legate alla Sub Pop (Mudhoney, AfghanWhigs, Nirvana etc.). Se alle band citate mi si chiedesse di aggiungerne alcune altre, fondamentali per me, direi: Motorpsycho, Flaming Lips e Karate.

CMZ: Sei soddisfatto di “Flares” ? Oppure avresti voluto cambiare qualcosa ?
RM: Sono molto soddisfatto: Danilo Silvestri, l’ingegnere del suono/produttore con cui l’ho registrato è veramente un maestro della ripresa sonora. Poi sono molto contento del gruppo di amici con cui l’ho registrato. Micol Del Pozzo al basso e Pasquale Montesano alla batteria hanno fatto un gran lavoro sulle ritmiche. E a impreziosire il tutto c’è il piano elettrico del mio amico Federico Festino, un polistrumentista che ora vive a Copenaghen, dove è leader di una band molto interessante, i Me After You. Federico è ospite in due brani “World of Sound” e “My Sign on You (Part 1 & 2)”. Altro graditissimo ospite è il jazzista Gianluca Varone, che suona il sax tenore sempre in “My Sign on You (Part 1 & 2)”, che è il brano più psichedelico del disco e infatti dura circa dieci minuti. Sia Gianluca che Federico in passato hanno fatto parte dei Volcano Heart, la band dei miei anni di vita bolognese.

CMZ: Tutti brani in Inglese. Hai mai pensato alle liriche in Italiano ?
RM: Proprio no. L’inglese è una scelta che ho fatto a vent’anni, perché per me è la lingua del rock’n’roll. In realtà quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo della musica suonata, ho scritto canzoni in italiano. Era il 1990 ed ero un grande ascoltatore di musica dark e post-punk più in generale. In Italia apprezzavo molto i Diaframma sia per la musica sia per i testi. Dopo un po’ però ho assaporato la libertà e la musicalità della lingua inglese e non ho mai più avuto ripensamenti.

CMZ: E poi La MinolloRecords !
RM: E’ stato un incontro fondamentale. I Dischi del Minollo me l’aveva segnalata un mio amico, Italo Rizzo,che alcuni anni fa era rimasto favorevolmente impressionato da una loro band in catalogo, Il Vuoto Elettrico. Della label di Francesco Strino mi è piaciuto oltre la qualità delle proposte, anche l’eclettismo dei generi. Tanto per citare qualche nome tra gli artisti dell’etichetta che ho apprezzato di più, nella family del Minollo convivono band come i Droning Maud col loro pop rock elegante e una band come i John Malkovitch! che suona un post rock potentissimo e (super) sonico. Poi però c’è pure uno come Lukasz Mrozinsky che si muove in territori avantgarde. Insomma, una bella compagnia!

CMZ: Salutaci con un consiglio alle nuove leve che vogliono addentrarsi nel mondo musicale!!
RM: Innanzitutto, la curiosità. Nutritevi di musica e considerate che non esiste musica vecchia e nuova, ma solo buona e cattiva musica. E poi più concerti dal vivo e meno talent in tivù!