Portfolio: ascoltando un suono californiano

Si intitola “Stefi Wonder” il nuovissimo disco dei Portfolio, band che arriva dal territorio di Reggio Emilia, una zona che ultimamente sta regalando alla scena underground italiana diverse voci interessanti. Ed è proprio a questa realtà che la band a cui tra l’altro dedicano anche “Scuola Strumentale Reggiana”, uno dei due brani strumentali che di molto spezzano quel filo conduttore di pop e di funk californiano che troviamo a dialogare con molta sensualità nel DNA di tutto l’ascolto. E se l’altro strumentale “Fluidità” sembra essere proprio il picco di visionaria psichedelia dei nostri, il resto del disco si tiene in un binario dai confini certamente poco costretti e detta regole sin dal primo istante con la splendida title track che indovina davvero un equilibrio interessante tra voce e soluzioni di arrangiamento. Ritroviamo anche la partecipazione di Claudia Domenichini che in brani come “Agosto” ci teletrasporta in uno scenario industriale che tanto funziona dentro un disco come “Stefi Wonder”. Belle sensazioni californiane direi…

CMZ: Partiamo dalla California. Perché questo immaginario preciso nella vostra musica?
P:
Anche se abbiamo ascoltato tanta musica americana, Beck primo fra tutti, la California in questo disco è più’ che altro una suggestione ironica. E’ la California vista dalla provincia emiliana, un po’ come avevano fatto i CCCP con l’Unione Sovietica. I termini inglesi che appaiono nei testi qua e la seguono questa suggestione.

CMZ: E parliamo del titolo… ironico… un’edulcorazione di Stevie Wonder?
P:
Il nostro vecchio batterista si chiama Stefano. Durante la fase di composizione che ha portato a molti dei pezzi del nuovo album, Stefano ha canticchiato le prime melodie vocali. La sua naturale anima soul gli è valsa il soprannome di Stefi Wonder. Questo personaggio poi è diventato un immaginario, il re della pista, un po’ sbruffone ma fighissimo che ha ispirato i testi e il mood del disco.

CMZ: E restando sull’ironia… quanta ironia c’è? Che sottilmente ci siano significati che non stiamo capendo?
P:
Per noi la musica è una cosa molto seria. Siamo stati molto scrupolosi nell’arrangiare i brani e nella fase di produzione. Ma siamo tutti amici e in generale abbiamo un’attitudine ironica e leggera. Crediamo che quando le cose sono fatte al meglio l’ironia sia un valore aggiunto. Nessun significato nascosto particolare, ma i testi si prestano a varie interpretazioni e suggestioni.

CMZ: E anche due strumentali che in qualche modo deragliano dal filo conduttore del disco… come mai?
P
: Abbiamo sempre avuto un’anima fortemente strumentale che è riflessa in tutti i nostri lavori.
Nel caso specifico di questo disco, abbiamo lavorato molto di più sulla forma canzone classica strofa ritornello e quindi i 2 strumentali risultano probabilmente un po’ più stranianti rispetto agli altri pezzi cantati.
Ci tenevamo comunque a rappresentare anche quel lato della nostra musica nel disco e abbiamo pensato che i brani in scaletta potessero portare varietà al disco senza perdere compattezza e coerenza (che poi…. l’idea di un disco coerente e incasellato dall’inizio alla fine non ci è mai passata per la testa, anzi).

CMZ: Nella scena indie italiana… voi dove vi vorreste posizionare? Sicuramente non è un lavoro “alla moda”…
P:
Guarda, non ci vorremmo proprio posizionare nella scena indie italiana, questa è la verità. C’è molto poco che ci piace. In toto, non solo nella musica.
Semmai, come recitano le note di presentazione del nostro disco, l’ambizione è quella di essere molto più mainstream, ben sapendo che mainstream non potremo mai esserlo.
Di sicuro questo disco non è nato con il desiderio di essere “alla moda”, ma con l’intenzione di raggiungere più persone possibili.

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