“Non inizia bene neanche questo weekend” il singolo di Claudia Cantisani

Da sabato 24 febbraio su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica il singolo di Claudia Cantisani Non inizia bene neanche questo weekend, accompagnato dal videoclip ufficiale, per la regia di Stacco 12, e apripista dell’album omonimo in uscita per La Stanza Nascosta Records il prossimo 10 marzo.
Il brano Non inizia bene neanche questo weekend, dopo una intro soul evolve in uno swing trascinante dominato dai fiati di Massimo Morganti, Felice Clemente e Marco Mariani.
Dopo Storie d’amore non troppo riuscite (Crocevia di Suoni Records, 2013) la vocalist e compositrice, laziale di nascita ma lucana d’adozione, torna sulla scena musicale con un album scintillante, in cui sembrano convivere alchemicamente ricercatezza testuale e immediatezza evocativa, retrospettiva nostalgica e lungimiranza, spleen e leggerezza.
Il physique du rôle e lo smalto vocale della Cantisani vestono nove pezzi (più-a chiusura del disco- una reprise corale de Il mio vecchio coupè) dalla forte vis cinematografica, magistralmente arrangiati da Felice Del Vecchio, che è anche coautore dei brani (unica eccezione Dimenticare il flamenco, firmata da Marcello Barillà).
Abstract concettuale dell’intero lavoro Come in un classico del jazz, in perfetto equilibrio tra divertissement linguistico e semiserio bilancio esistenziale (<<Sindrome da intelletto pigro e paranoie in assetto antagonistico tengono in scacco il mio effimero cuore troppo romantico per esser tattico/ il mio soffitto non ha niente da dirmi/ ormai lo so è un complotto ostruzionistico/sfoglio la mia rubrica complimenti ma non ne tiro giù neanche una riga in più/ costantemente ludica, economicamente inaffidabile>>).
Il canzoniere di Claudia Cantisani si pone in una ideale linea di continuità con quella canzone jazzata-la definizione è di Pierluigi Siciliani- che è fiorita nel Belpaese negli anni ’30,’40 (Natalino Otto, Rodolfo De Angelis, Odoardo Spadaro, Fred Buscaglione, Renato Carosone, Virgilio Savona, Lelio Luttazzi, Tata Giacobetti) e che ha conosciuto una fortuna e uno sviluppo crescenti, delineando quasi un filone espressivo autonomo, caratterizzato dalla progressiva accentuazione della vis cantautorale dell’intreccio.
Sono sempre molto contento quando ascolto della canzone jazz al femminile, ma quando sento una voce come quella di Claudia Cantisani sono contento ancor di più-scrive Sergio Caputo nelle note all’album. Una voce così non si sentiva dai tempi di Caterina Valente e di Mina; una voce elastica e fluida, che va dritta alle note senza svolazzi e gorgheggi, e taglia dritto attraverso l’orchestra senza mai perdersi in ghirigori leziosi.
Fedele al mood swingante e jazzy, che è il suo marchio di fabbrica (si ascolti-su tutte-Un Paradiso del Jazz), Cantisani tratta la materia sonora con libertà, trasfondendola- parafrasando Sergio Caputo- in un felicissimo Pop, jazz and love, che vive di incastri perfetti tra ricerca lessicale e melodia catchy, allure rétro e nuova modernità.
Dallo swing scanzonato della title-track, passando per la bongustiana Il mio vecchio coupé, le atmosfere noir di Via vai, la saudade “addomesticata” di Tramonti andati, le incursioni boogie-woogie di Un paradiso del jazz, Claudia Cantisani disegna, con padronanza e ironia, scenari di irresistibile, autentica levità, intrisi di disimpegno solo apparente (Dimenticare il flamenco) e citazionismo dichiarato (si ascoltino gli incipit de Il mio vecchio coupé e L’entusiasta), vagheggiamento passatista e sberleffo giocoso.
Immune dall’estetica patinata di certo jazz al femminile-stucchevole nell’esasperazione virtuosistica-la vocalità ludica ed evocativa di Claudia Cantisani, antidiva per eccellenza, si solleva sulla pesantezza del vivere dimostrando, calvinianamente, che nella sua gravità c’è il segreto della leggerezza.