Nautha – “Tutti i colori del buio”

Sto verificando da tempo che, occuparsi di bands dedite alla sperimentazione , non tradiscono (quasi) mai le attese. In aggiunta, se l’incisione avviene in presa diretta, ecco che lavori come “Tutti i colori del buio” del Trio capitolino dei Nautha, guadagna una lode in più, rischiando magari qualcosa nell’istintività, ma è indubbio che il calore che ne deriva spertica, nella cute ideativa, motivo d’ interesse. Abbandonato il progetto Heliodome, la virata stilistica di Giorgio Pinnen ed Antonio Montellanico è pressoché totale e, con l’innesto di Pierpaolo Cianca (già con Divide e L38) portano a compimento dieci inediti compatti e multitasking. Calano l’apertura con l’oscura “Serpentine”, che dipana vibrati severi e cangianti con cadenza semi-ossessiva, mentre frenetica sottopelle e drammatica nell’incidenza, la formula di “Libra” mostra muscoli prepotenti. Invece, “La danza immobile” non è per nulla statica, rinvigorendo ideazioni prog-rock contemporanee ed attualizzanti nella fortezza dell’impasto. Il dispotico basso di “Un modo di essere esseri umani” alimenta, assai, un abbraccio energico spalmato in un bel condensato di sonorità. Spazio anche alla “cattiveria” di “Ragazzi peduti” che lambisce quella del Teatro degli Orrori, con cavernoso assetto paralizzante, tra doom e grunge. Che mettano in atto “La rivoluzione” i Nautha lo confermano anche in questo singolo: niente caos, confusione non pervenuta ma lucente ricerca melodica , incastonata nel diadema propositivo. Una scorpacciata di 600 secondi è presto servita con “Millenovecentottanta”, in bilico tra meandri new-rock , soste grunge e sferzate prog-cantautorali che stuzzicano ricordi della gloriosa P.F.M. anche nella successiva “Nos Da”, tuttavia con trame più elastiche e modernizzate. In coda, “Akhenation” tintilla di escursioni oniriche, affabulando l’orecchio con otto minuti disarmanti e claustrofobici, i quali suffragano l’imponenza di un’opera ingegnosa ed ambiziosa, che rapisce in un tour introspettivo, tra baratro e luce, tra ottenebrazione e risveglio, tra abissi monocromatici ed emersioni in technicolor. Chi sentirà (lo) vivrà.

MAX CASALI