Montmasson – “Un’eredità”

Chi tenta di ritagliarsi un discorso a parte, deve passare inevitabilmente attraverso l’impervio sentiero della ricerca, tracciato da notevole impegno e probabilità che qualche spina in itinere possa, in qualche modo, pungere maggiormente l’ispirazione. E’ quello che ha calcato Montmasson (Daniele Nava) il quale, dopo l’esperienza con i Mircanto, plasma l’orma solista col primo album “Un’eredità” , raffigurandola con radure di post-rock, folk, psych e cantautorato.

Dalle prime battute s’avverte quanto si sia calato in un ruolo autobiografico, forse anche troppo , ma non è assolutamente indice di ego-snobismo, però dovrà anche mettere in conto che la popolarità da grandi numeri difficilmente potrà ottenerla poiché, in molte tratte, le liriche assumono aspetti criptici e poco empatici ma, forse, l’intenzionalità di Daniele è ambire ad una nicchia amabile di pubblico pensante e cosciente di ciò che ascolta. Lo si può condannare? Evidentemente no! e non ha senso fare spallucce della serie: ”contento lui, contenti tutti…” perché nei 9 brani dell’opera spicca la mirabile onestà scritturale e gli va dato atto che, inconsapevolmente, ha contemplato un atto coraggioso che esula da malizie e ammiccamenti che, di questi tempi, è come essere ronzati da una mosca bianca. Atmosfere di primo piano ed effluvi di sogni penetranti permeano il viaggio non solo della titletrack, ma anche di “La memoria dell’acqua” o di “Battiti”, mentre “Spazio al tempo” alza i giri aumentando la strumentazione , graffiata da chitarre impazienti e nervosette.

In area prettamente indie-cantautorale, scala “Vette” alte ed atipiche , con fiordi alternati di quiete e frenetic-guitar e, nell’intima “15 giorni di ferie” innesta un bel calore vocale. Rende omaggio ad uno dei suoi principali ispiratori, rileggendo “L’umana nostalgia” di Claudio Rocchi, avvalendosi di suoni acustici e poco altro, perché altro non serve: bella e completa cosi. Infine, cupa, ossessiva ma formidabile ,con “Marzo ‘20” ci porta nei ricordi del lockdown, per incitarci a ritrovare quell’abbraccio corale e senza timori che aneliamo da diciotto mesi: e qui ci scappa il brivido. Non aggiungo altro…. cercatelo!

MAX CASALI