Michele Cristoforetti – “Ancora Qui”

Appena due giri di calendario ed ecco un gradito ritorno: quello di Michele Cristoforetti, artista trentino che lancia un dignitoso seguito di “Muoviti”, datato 2016. Stavolta, il cantautore si muove su passi più meditati, ragionati, assemblando un album dall’incontestabile impronta moderna, senza dimenticare un trascorso che gli ha regalato qualche lodevole consenso. “Libera” bene il suo chiaro talento per aprire al meglio l’opera: traccia alquanto dinamica con apprezzabili varianti al tema che non fornisce alibi di monotonia . Sferra graffiate di pop-rock in “Padre Scanti”, appoggiandosi ad un coro di bambini in penombra che rende l’impasto gustoso e progettato per colpire nel segno, come il singolo della title-track che s’appoggia molto sul titolo evidenziandolo nel refrain carico di ampiezze tipicamente internazionali. Desta un certo interesse la profonda vocalità di Michele, in bilico tra il cospirativo e tratteggi grintosi in terra Cristiano De Andrè. Ma, che la stima si direzioni non solo su quest’ultimo, con “Cose di dimentico”, ma anche sull’immenso Fabrizio, omaggiato con “Fiume Sand Creek”, è visibile nella lista: entrambe le cover vanno analizzate con particolare cura per un paio di motivi: nonostante siano registrate ottimamente dal vivo, sono in grado di immolare l’orecchio dentro una speciale intimità, pregnante di soluzioni affascinanti che non fan gridare noia rispetto ai soliti rifacimenti che, di frequente, non brillano di particolare identità. Invece, Cristoforetti fa palesemente intendere che la stima va oltre a banali riproposizioni dozzinali e cura i dettagli con perspicace attenzione. Le rilevanze di quest’album sono tante: una su tutte è la brillante miscela degli arrangiamenti: freschi, ricercati, variegati, ariosi e le sette tracce incorporano uno spirito rinnovante, che non vuole fermarsi in consunti clichè ma spinge la progettualità verso scelte che rafforzano curiosità per il nuovo, incrementando quella spontanea umiltà che alligna nel percorso di “Ancora qui”. E’ sottinteso che, dietro le quinte ci sia, imprescindibilmente, anche il prezioso ausilio di una band compatta: in questo caso, non poteva scegliere meglio che i Kascade, capaci di interiorizzare benissimo i trattati del Nostro. In traccia 5 srotola l’intensa ballad di “Il principe sul rospo”, con vibrante narrazione che abbraccia un trade-mark fra Tozzi e Zarrillo e ciò non fa che confermare quanto siano brillantemente presenti tessuti cantautorati non trascurabili. Il terzo live lo destina per il finale, recuperando “Antologia di viaggio” dal precedente lavoro “Muoviti”: ideale trait-d’union tra reminescenze passate e voglia di attualizzazione. Se l’intento di Cristoforetti era quello di rappresentare le emozioni in proporzione al mood esecutivo , confermiamo che c’è riuscito bene ed è per questo (ed altro) che, quanto prima, lo vogliamo…”Ancora qui”.

MAX CASALI