Michael Neal – “Lost in translation”

Cinque brani che segnano un viaggio, lungo un sentiero, dal sapore emotivo e usa il pianoforte come strumento per sbloccare la mente. Un percorso semplice , diretto , ridotto ai minimi termini.

Michael Neal è l’artefice di una produzione della durata di diciassette minuti dal titolo “Lost in translation”, un disco che scorrere molto veloce e piacevole soprattutto se amanti del genere.

Durante l’ascolto di questo album andiamo incontro ad un percorso squillante dove le note di un pianoforte accarezzato da mani esperte eseguono suoni cristallini con energia e impeto, senza fare male, ma anzi procurando quella piacevole sensazione che si può avvertire durante l’ascolto.

Un album fluido che accompagna l’ascoltatore all’interno di un viaggio onirico e meditativo alla riscoperta di se stessi, in maniera semplice e diretta senza troppi fronzoli senza mai strafare o dare vita ad eccessi ritmici. Tutto ben contenuto e confezionato in un pacchetto light.

Michael Neal risulta così essere un’artista preparato e maturo il cui pregio è stato quello di regalare un disco dai contenuti eccellenti. “Lost in translation” è un album che meriterebbe di sicuro più spazio e valorizzazione all’interno del mercato.