Mattia: ascoltando “Labirinti Umani”

Esordio di Mattia che ormai festeggia quasi i 3 mesi di vita. Opera prima di pop digitale in grandissima scena, bel gusto a cui forse manca ancora la scelta e la soluzione melodica forte, quella da farsi ricordare al primo ascolto. Ma questo giovane cantautore modenese ha le idee ben chiare e lo dimostra nella cura adulta e matura di tantissimi particolari. Bello anche il video di lancio del singolo title track del disco, un lavoro che contribuisce a smentire quanto sia automatico ritrovare ingenuità nelle opere d’esordio di oggi, quando la tecnica ormai aiuta in automatico alla realizzazione di tantissime cose che un tempo richiedevano competenze di ben altro livello. Che sia un dono o una critica da fare al futuro non è certo questo il luogo e il momento di chiedercelo. Di sicuro un tempo non avremmo potuto ascoltare dischi come “Labirinti Umani” come immediata conseguenza dell’istinto creativo di un artista. L’amore metropolitano, il sentire quotidiano, i suoni che dall’indie ricalcano la grande tradizione pop. E a tutto questo ci aggiungiamo anche la penna e la sensibilità affilata di Mattia.

CMZ: MATTIA… come nasce la tua musica? Domanda generica che però, pensando alle origini artistiche della tua famiglia si fa davvero interessante.
M:
Tutte le canzoni che scrivo nascono nei momenti più insoliti, magari di notte, in segreto, partendo da un’emozione che mi da la voglia di esprimermi. Se ho un’idea creativa prendo subito la chitarra e inizio a creare una linea melodica. I testi migliori nascono quando riesci ad abbandonarti completamente alla musica. E così l’emozione si lega a suono e testo.

CMZ: Ecco, restando sul tema, qualcosa che forse ti chiederanno in molti: come è intervenuta la musica classica in tutto questo lavoro?
M:
La verità è che pur essendo nato in una famiglia di artisti importanti nel panorama lirico io non amo tantissimo la musica classica. Anche se solo ora sto iniziando un po’ ad apprezzarlo e a conoscerlo. Sono due mondi molto diversi e lontani.
Si pensi che ho sentito cantare mia nonna solo in due occasioni in oltre 50 anni di carriera. E solo ora sto imparando a conoscerla grazie ai suoi video su youtube o a certi dvd che trovo nei negozi di musica. Credo che non ci sia molta correlazione tra la musica classica e la mia musica…. O forse si e non me ne rendo conto.

CMZ: Esordire oggi: come la stai vivendo, e cosa significa oggi la musica per la società? Almeno cosa arriva alle tue impressioni…
M:
L’impressione è che oggi le persone si limitino ad un ascolto passivo di ciò che viene propinato dai grandi network e, quindi, dalle grosse major discografiche.
Ma non voglio generalizzare.
Credo che sia fondamentale educare all’ascolto, ricercare, conoscere anche grazie ad una ricerca di musica differente, meno popolare, capire i propri gusti e ascoltare al di la delle mode o dell’estetica dei personaggi.

CMZ: Non hai mai pensato al resto del mondo? Probabilmente un disco del genere altrove sarebbe stato circondato da un’attenzione maggiore… non pensi?
M:
Probabilmente è così…Non saprei. Ma personalmente credo che per puntare all’estero si debba lavorare a un progetto in lingua inglese…. E contano molto gli agganci e i contatti che ti crei. Ma questo in fondo è il mio primo progetto musicale, e non conosco interamente le dinamiche del sistema. Ho in cantiere molti brani in inglese e magari il prossimo album prenderà proprio una direzione più ampia.

CMZ: Elettronica, suoni reali, espressione umana. E qui rimanderemmo il pensiero ad artisti come Battisti che dell’espressione hanno fatto un vero punto di forza. Non pensi che l’eccessiva perfezione di questi suoni, come sempre accade oggi, sia un passo indietro verso l’umanizzazione del prodotto?
M:
Sono pienamente d’accordo sul fatto che esista tanta musica, per così dire, “disumanizzata”. Soliti suoni, auto-tune, testi scarni…. Ma credo che una cosa non escluda l’altra per forza… esistono moltissime canzoni, invece, dove la capacità espressiva dell’artista e l’uso di suoni così predominanti si incastrano perfettamente in un lavoro completo.