LupMorthy, noi tutti siamo ciò che abbiamo ascoltato

” LupMorthy è un artista Milanese, musicista compositore, insegnante e amante della montagna. Prima di dedicarsi interamente alla sua musica ha suonato il basso elettrico per 20 anni, sia in tour che in studio, con diversi progetti della scena indipendente italiana. Fra le varie band ricorda in particolare le collaborazioni con artisti quali GoodMorningBoy, Songs for Ulan, Musical Buzzino e Cesare Basile, con cui ha stabilmente suonato fin dal 2003 e vinto due targhe Tenco. La musica di LupMorthy è sperimentale, dai confini che sfumano fra diversi generi, dall’elettroacustica all’ambient, dal minimalismo al field recording.
“REQUIEM FOR A TREE” è il primo lavoro organico di Lup Morthy diviso in 5 movimenti (Dust, Mud, Strings, Stones, Trees) ed è stato anticipato su tutti gli stores digitali dal singolo “Strings” corredato da un video curato da Simone Varano a cui è seguito il video di “Stones” , sempre dello stesso autore e sempre adottando la tecnica del footpage, utilizzando immagini d’archivio e creando una narrazione chiara ed efficace.

Questi i link ai due video:

Strings: https://www.youtube.com/watch?v=PaZZ87ZfsvE
Stones: https://www.youtube.com/watch?v=QXSSGfPXQiw&t=65s

Requiem for a Tree è un album strumentale di quasi 50 minuti di musica essenziale dove la microgestualità ritmica è l’elemento di continuità fra i brani, su uno sfondo comune fatto di elementi contrastanti, fra musica scritta, eseguita, e momenti di libera improvvisazione.

CMZ: Ciao Luca. Innanzitutto:….perché hai scelto LupMorthy come nome d’arte? Che significato particolare ha per te?
LupMorthy:
Buongiorno a te e e grazie per aver ospitato me e la mia musica.
Sul mio nome d’arte?
Troppo brutto il mio cognome, intanto! Ma su questo oramai me ne sono fatto una ragione da trent’anni, anzi, gli sono debitore per aver forgiato il mio carattere fin da piccolo, immaginate il momento dell’appello alle scuole elementari…oramai gli voglio bene, non lo cambierei, ma se posso scegliere fra me anagrafico e un “altro me”, scelgo LupMorthy. E’ scritto d’un fiato, ma idealmente è una parola composta: vi svelo la seconda metà, Lup è troppo personale.
Morthy era il diminutivo con cui gli amici stretti chiamavano Morton Feldman, compositore americano degli Anni quaranta, che appartiene a quella cerchia di artisti musicali e visivi che gravitavano a New York attorno alla figura di John Cage. Feldman era molto interessato alle arti figurative, questa è la ragione per cui viene spesso associato all’espressionismo astratto. Amo molto la sua musica, in particolare i lavori degli Anni Settanta, composizioni che possono durare anche due ore. E poi era un polemico, come me.

CMZ: “Requiem for a Tree”, è il tuo nuovo album.Come lo presenteresti ai nostri lettori? A quali generi musicali andiamo incontro ?
LupMorthy:
La questione dei generi e stili musicali è molto complessa. Noi tutti abbiamo bisogno di dare un nome alle cose, di etichettare; è una necessità umana che ha esiti diversi perché fortemente condizionata dalle nostre conoscenze, dai vissuti sonori, dalla capacità critica che varia in ogni individuo, per cui lascerei agli ascoltatori la libertà di collocare la mia musica dove meglio crede.

Ascolta “Requiem For a Tree”

CMZ: Quali sono state le circostanze che hanno dato vita al progetto LupMorthy visto il tuo pregresso impegno a fianco di altri artisti?
LupMorthy:
Poco prima della pandemia ero riuscito a ricavarmi un giorno alla settimana per scrivere e registrare un pò di musica. Avevo tempo per me e un unico obiettivo molto chiaro sullo sfondo, ossia esplorare il tema della staticità. Questo mi ha portato a scrivere in un certo modo, a ricercare un certo distacco e impersonalità da alcuni strumenti tradizionali, come il flauto e il clarinetto, a riflettere sulla gestualità e a riconsiderare il timbro, fino a manomettere un pianoforte pur di piegare il suono al mio volere.
Poi è arrivata la pandemia che paradossalmente mi ha concesso ancor più tempo e un contesto emotivo ahimè adatto a ciò che stavo inseguendo.

CMZ: Elencaci cinque artisti che hanno influenzato il tuo sound e la tua verve creativa
LupMorthy:
Non saprei. Come ho risposto in una precedente occasione sono portato a pensare di “noi tutti siamo ciò che abbiamo ascoltato”, ma se la cosa può interessare a qualcuno ti elenco cinque artisti per me imprescindibili.

Sparklehorse
Gesualdo Principe di Venosa
Brian Eno
Ryuichi Sakamoto
Jonny Greenwood

CMZ: Immagino tu sappia bene che in Italia certi generi musicali sono addirittura penalizzati dal mercato.Come pensi si possa portare avanti un progetto che non può, per sua natura, confidare al 100% in certi rientri commerciali?
LupMorthy:
Non saprei sinceramente. Di sicuro fino a che ci saranno realtà come le vostre che danno spazio a progetti “meno di consumo”, resterà accesa la speranza, seppur minima, di un cambiamento. Il ruolo e il peso della musica nella vita di ognuno è così differente che sinceramente se penso alla “vicina di casa” che si canta il Ramazzotti di turno sotto la doccia non mi viene da condannarla. La musica ha un ruolo centrale nella vita, io sotto la doccia ascolto l’acqua che scende, quindi vado avanti per la mia strada. Se mai dovesse riproporsi una nuova Rivoluzione di Costume, spero che rimescoli un pò le carte e risarcisca in qualche modo tutti quegli artisti oggi ignorati.

CMZ: Hai in mente di portare in tour la tua musica?e nel caso… come organizzerai il live?
LupMorthy:
Come conseguenza al ragionamento di prima, se avessi le condizioni giuste, prima di tutto economiche, organizzerei un tour. Chi suona con me deve essere pagato dignitosamente. E’ la cosa più banale e scontata del mondo, e in un ambito così narcisistico come il nostro, pur di essere su un palco l’ego dell’artista sa come anestetizzare i valori più importanti. Finalmente posso scegliere, su questo aspetto non sono plasmabile. Detto questo per “condizioni” includo anche quelle che soddisfano le esigenze della mia musica; non mi carico di certo una tastiera sul furgone dopo tutta la ricerca sul timbro, o mando le basi di flauto e clarinetto perché ci sono 400 euro a concerto!
Sono disposto per un eventuale live a ridiscutere la strumentazione, a ri-orchestrare differentemente in funzione di un concerto, ma resta il fatto che per non tradire il suono complessivo e la ricerca timbrica l’ottimale sarebbe avere 5/6 polistrumentisti.

CMZ: Lascia un consiglio a chi vuole intraprendere una strada per ciò che riguarda la musica sperimentale.
LupMorthy:
Perché sperimentare? Per perdere il controllo.
Per far fronte ad un bisogno.
E allora diventa una necessità sperimentare.
Quindi la musica sperimentale diventa una sorta di “contenitore del fare”, un processo spesso sconosciuto messo in atto dal musicista per raggiungere i propri scopi musicali.
In Stones, per esempio ho usato il fischio e il soffio di una pentola a pressione. Erano giorni che cercavo senza alcun risultato una soluzione efficace per occupare una specifica banda di frequenze.
Una sera mentre cucinavo le lenticchie ho trovato quello che cercavo. Quello che voglio dire, è che quando si è immersi nel fare musica si è costantemente focalizzati: ogni istante in qualsiasi luogo e momento possono essere quelli giusti per trovare soluzioni.
E che ogni cosa può diventare un potenziale strumento musicale, non sono certo io a scoprirlo.

CMZ: Grazie mille e in bocca al lupo per tutto!!
LupMorthy:
Ringrazio te per questa intervista e cornermusiczine per lo spazio che ha concesso.