Linea – “Fuori Mercato”

Parlare dei Linea vuol dire disegnare la parabola trentennale di un collettivo che si è sempre estraniato da mode e ruffianerie, per corazzare l’ideologia di creare e suonare col puro piacere di farlo spontaneamente senza vendersi mai a nessuno. Sono talmente fieri di essere da una vita inetichettabili con un sound perennemente “Fuori mercato” e quindi, non c’era titolo più consono per battezzare il nuovo album, che rimodella gloriosi brani del passato con un re-styling attualizzato e spalmato con nuova energia e una tabella di marcia che prevede 13 riletture ed un inedito. Le premesse dell’opera abbracciano la pacata e morbida acustica di “Nuovo rosso”, per poi convergere nel vigoroso pop di “Terra libera” che sa varcare confini indie in assoluta personalità. La titletrack è gustosa sorpresa pop-reggae, scandita da un elenco di sfoghi , atti a rimarcare la volontà di riluttare omologazioni e somiglianze. Invece, l’efficace trittico “Campesinos”, “L’ultimo Re” e “Pensavo con te” mitigano la tensione con episodi tranquilli e rassicuranti, mentre “Corto Maltese” è cucito con andazzo spanish-blues che non senti così spesso in giro e ciò assegna altri onori alla band. Si suda, si lotta, si contesta e non c’è verso che “Palomar” cambi la rotta intrapresa, con un bel riff-etto rock d’ispirazione Zeppeliana (“Stairway to heaven”). “Frontiera” è stra-interessante, poiché il loro combact-rock è gemellato con fraseggi Rap che neanche l’anticamera del cervello poteva immaginare. Piazzano l’unico inedito “Rumore” in coda all’album, forse per farci capire l’intenzione per nuovi pezzi futuri e che la voglia di deporre le armi è ancora assai lontana. Ancora una volta i Linea si sono riaffacciati con l’unica opera che sentivano più vicina alla loro concettualità odierna, al loro istinto naturale di rivelarsi involontari bastian contrari: un grande stimolo per le leve in erba che si piegano al volere dei discografici con l’ennesimo, nauseante reggaetton, pur di essere mandati allo sbaraglio sotto i riflettori. Ma i Linea ci insegnano, da tre decadi, che la vera luce è quella che alimenta la fierezza dell’istinto compositivo, eludendo richiami e tentazioni di sirene pecuniarie. “Fuori mercato” resta, indissolubilmente, un grido d’amore, un inno incrollabile di coerenza ed onestà. Ce ne fossero come i Linea….lodevole esempio di come l’arte possa perdurare nel tempo.

MAX CASALI