Levia – “L’altro capo”

Citi 2001 e pensi subito all’Odissea nello Spazio, ma è anche l’anno di formazione dei salernitani Levia Gravia che, oggigiorno, elidono la seconda parte del nome per semplicità di sintesi e giungono a pubblicare l’e.p. “L’altro capo”: una cinquina di canzoni che attingono dalla florida tradizione cantautorale in modalità band. Vari riconoscimenti e vittorie in carriera han permesso ai Levia di marcare, con esperienza, un percorso autorale ialino e di qualità. Disteso su un letto di chitarra acustica, la narrativa dell’opener “Il vento in faccia”, è un crogiolo di raffinato cantautorato con calibrata capacità evocativa e seducente. Ottimi gli incastri vellutati, atti a delineare vibrati immaginifici che lasciano il segno. Invece, “Contrariamente” è caratterizzata da gaia intro filo-country, che contagia il tracciato con pertinenza stilistica di grande effetto: il tutto raccontato con dovizia di particolari melodici che riportano indietro nel tempo, quando la musica era curata e plasmata per incidere un ricordo nel cuore dei suoi fruitori, “contrariamente” a quanto pensano i detrattori di oggi. “Sarebbe facile” pensare che il sound dei Levia sia prettamente derivativo, ma non è del tutto cosi. Le soluzioni del combo spiegano ali che volteggiano con classe: anche la semplice dolcezza del pianoforte sussurra tematiche vitali e dolci amarcord che non vengono trattati con ruffianeria e sdolcinamenti ma con una schiettezza che accomuna caratteri e gusti agli antipodi. Giunge il tempo di contemplazione con “Amore mio (di Andrea Pazienza)” in cui le chitarre acustiche s’intrecciano con discrezione a braccetto con delicati tocchi tasti eristici ed una linea umile di basso a far da corrimano ad una romantica istantanea scattata rigorosamente nel fascino del bianco e nero. L’involucro finale è cucito intorno a “L’elicottero e il silenzio”, dal buon gusto retrò, come se l’evocazione attingesse da un’arcobaleno irradiante colorite sonorità pop-folk franco-italo-partenopee: cosi belle da aggiudicarsi la vittoria in un’edizione del premio De Andrè. Stare in compagnia de “L’altro capo”, vuol dire spendere bene venti minuti di densa canzone d’autore , nei quali non c’è mai la sensazione di essersi pentiti della scelta. Un e.p. che perlustra un’epoca sbilenca, che invita ad abolire i condizionamenti dell’agire, i freni del dovere, per ripartire con occhi diversi e rinnovata indole, deputata a ri-disegnare un’ottica di vita ingrandita con la lente della spontaneità.

MAX CASALI