Il Dinosauro e i Manichini

Un po’ più solista ed un po’ band. Questo è il concetto nell’ideologia di Il Dinosauro e i Manichini che, da tre anni , fa capo all’artista veneto Andrea Campostrini. Già componente dei Nom De Plume, non molla di certo l’osso musicale, lasciando la porta aperta a chiunque apporti contributi utili alla causa di generare sonorità ineressanti. Detto, fatto! 12 tracce per l’esordio, supervisionato dall’istrionico producer Alberto Nemo e che squarciano, in qualche modo, logori tessuti cantautorali (che, spesso, inquinano la piazza…), fornendo una vivida testimonianza di come si possano ancora anelare valide proposte alternative. L’apertura se l’accaparra la titletrack, con tocchi placidi di piano che segue il racconto dolente di Andrea, delineato da spolverate malinconiche, mentre la chitarra elettrica ed acustica si passano la mano in “L’intimità delle stelle”, per dare la doppia valenza pop-rock all’accorato sfogo del Nostro à là Motta, contro tutta l’umana angheria che s’arroga diritti che non può pretendere. Invece, si respira mood etereo in “AcDc” ma pur sempre con accentuazioni passionali, in cui la cosmicità esecutiva potenzia contorni fascinosi. La minimale “Poco dopo del 2000” veste abito cantautorale di nicchia, puntando tutto sulla rilevanza testuale, spontanea e sarcastica, cosi come “Bagamoyo”, allestito in chiave più indie, con venature country-blues. “Comunque il sole tramonterà” entra con accenni mantrici ma, di lì a poco, arrivano rasoiate filo-punk a destar coscienze sopite: e ciò è cruccio palese che scalpita, sovente, nell’animo di Andrea. Intensamente nostalgica e mordace, “Valentina” si srotola su tendine d’archi e con impasto sontuoso per un epico finale, mentre “Amo e odio” graffia con l’ironia e la sfrontatezza che fu di Rino Gaetano, con incedere ludico ed un’ottimo utilizzo d’acoustic-guitar. All’ingresso di “Chiara” c’è un giro d’accordi che conduce ai Franz Ferdinand di ”The fallen” e fa bene Campostrini a ripristinarlo più volte nel percorso di una traccia con tanto di spoken-word in coda. “Nei campi di granoturco” c’è un’armonica e pennate di acustica che fan sognare itinerari country, ma l’invettiva sull’illusione di libertà fa sempre capolino e la si può trovare solo nella canzone . C‘è da aggiungere che, dietro le quinte di questo progetto c’è anche Alessandro Bussola, benché Andrea si ritrovi a suonare in solitaria, ma la concettualità di Il Dinosauro e i Manichini va, comunque, intesa come band e ciò, per lui, è dogma indissolubile e rispettoso verso tutti i musicisti transitati in carriera. E’ un full-lenght che lancia un serio allarme per il falso benessere, la vanitosa ostentazione sui Social e per l’assurda brama di voler tornare alla serenità di una volta, però senza far nulla di concreto per ri-ottenerla: come Dinosauri estinti nel borioso teatrino di Manichini animati dall’ego prepotente.

MAX CASALI