Enrico Vetro

“Abbiamo scambiato due chiacchiere con Enrico Vetro, giovane cantautore che da qualche settimana ha pubblicato “il mio ruolo” nuovo singolo che precederà un nuovo lavoro discografico.”

CMZ: Ciao Enrico, cominciamo subito con una domanda rompi ghiaccio, com’è nata la tua storia in musica?
Eccoci. Saltiamo subito la solita parte in cui i miei genitori mi comprano la chitarra a sette anni ed inizio a scrivere canzoni seduto sulla tavoletta del cesso di casa mia. Saltiamo direttamente a quando è nato il primo gruppo. Verso i dodici anni infatti, conobbi molto casualmente, grazie a conoscenze comuni, due ragazzi che suonavano rispettivamente basso e batteria e da lì iniziammo a ritrovarci nel garage del batterista ogni sabato pomeriggio per provare cover rock’n’roll. Date le forti affinità che c’erano tra noi e la necessità espressiva di ognuno, decidemmo subito di iniziare a comporre inediti in inglese. Io scrivevo testi e melodie di chitarra e voce e poi tutti insieme il sabato in sala prove lavoravamo per tirarne fuori un pezzo in maniera molto spontanea e istintiva. Era una garage band vera e propria. Insieme abbiamo attraversato ogni genere musicale sia suonando cover ma soprattutto creando inediti. Passavamo davvero tanto tempo a sperimentare e sperimentare. La maggior parte delle volte la stessa canzone aveva versioni infinite dato che registravamo rarissimamente e ogni volta che facevamo un live ci improvvisavamo sopra qualcosa. Nel nostro percorso insieme siamo stati prima una rock band, poi una garage band, poi punk, glam rock, alternative, grunge e chi più ne ha più ne metta. Fino ad ad andare tutti insieme in fissa totale con i Radiohead e in particolare con i Radiohead più elettronici e sperimentali, cosa che ci cambio la vita sotto ogni punto di vista e ci fece capire che era arrivato il momento di prendere più seriamente la questione “band”. Sono voluto partire da questa storia perché le stesse due persone con cui fondai il gruppo a dodici anni sono le stesse con cui poi demmo il via al progetto “La stanza di vetro”. Abbiamo suonato insieme per più di dieci anni. La maggior parte del tempo più per divertimento che con un obiettivo vero e proprio. Abbiamo partecipato e spesso vinto o raggiunto buone posizioni a concorsi e festival vari, abbiamo aperto le serate di diversi artisti affermati suonato in diverse regioni di Italia. Nel frattempo io portavo avanti il mio percorso individuale componendo i miei brani, collaborando con altri artisti e immettendomi anche nell’ambiente letterario attraverso la pubblicazione di volumi di poesie, saggi e scrivendo per diverse riviste di letteratura. La musica però è sempre stata la priorità nel mio cuore ed è era ormai giunto il momento di far si che diventasse qualcosa di più serio e definito. Una sera mentre stavamo aprendo un concerto de I Camillas a Pesaro, qualcuno rimasto entusiasmato dai nostri pezzi (del tutto indefiniti ma interessanti), parlò di noi al management di Nufabric Records e dell’etichetta fermata Bananophono che da lì a poco ci contattò per intraprendere un percorso insieme. Mentre si presentava questa occasione le vite di noi tre nel gruppo si stava dividendo sempre di più, sia per questioni geografiche che umane poiché non stavamo evidentemente andando tutti nella stessa direzione. Ognuno in quel preciso periodo aveva altre priorità e sebbene anch’io avessi avuto altre questioni che urgevano di più come l’università ad esempio, ho deciso che era il momento di fare della musica qualcosa di più di una semplice passione. Ho sempre preso molto seriamente la costruzione di un brano in quanto da sempre è stato lo strumento comunicativo con cui mi viene più facile esprimermi e meglio, credo. Nel mio cuore e nella mia testa la musica è stata sempre davanti a tante altre cose, forse anche troppo avanti…Mantenni lo stesso nome “La stanza di vetro”, che avevo comunque inventato io, e iniziai a lavorare ad alcune mie canzoni così da tirarne fuori il mio primo Ep “Al buio” con l’etichetta Bananophono. E’ stata un’opera prima in cui nemmeno io sapevo bene da che parte stessi andando, più una sperimentazione diciamo, ma sapevo che avevo bisogno di andare intanto. Ho portato per circa un anno questo EP in giro per l’Italia da solo con chitarra e campionatori oppure con l’aiuto di un bassista. Da questo punto in poi ho continuato a sperimentare moltissimo fino a raggiungere la direzione e la dimensione che volevo e che uscirà nel mio primo disco tra gennaio e marzo 2019. Sono sempre insoddisfatto di ciò che faccio, come se non fosse mai abbastanza, mentre per quanto riguarda il disco che ho in cantiere posso dire di essere finalmente soddisfatto e che è proprio ciò che voleva fare. Intanto volevo definitivamente chiudere un periodo appunto, molto complesso, ricco di ansie e intersezioni e aprirne un altro, e per farlo ho voluto appunto pubblicare questo singolo “Il mio ruolo” che credo descriva benissimo questa mia fase di transizione sotto ogni punto di vista che è un po qualcosa in cui in molti si ritrovano dato che la vita ci chiede in continuazione di prendere coscienza del nostro percorso di dove si sta andando. Per lo meno così mi stanno scrivendo in molti in questi giorni. Con questo nuovo singolo ho anche avuto necessità di cambiare nome proprio per rendere questo nuovo inizio molto più personale e “nuovo”, almeno nel profondo di me.

CMZ: Raccontaci una delle esperienze più belle che hai vissuto durante la tua carriera musicale.
La più bella in assoluto è stato quando lo scorso anno durante la mia esibizione in un festival a Fermo ad un certo punto ho sentito alcuni ragazzi tra il pubblico che cantavano alcune parti di una mia canzone e poi finito il concerto ho sentito di nuovo altri che continuavano a canticchiarla tra loro. E’ stata un’esperienza davvero bella perché non essendo minimamente famoso era impensabile per me che qualcuno dei presenti conoscesse così bene le parole di quel brano. O ancora, sempre la scorsa estate, quando ho visto su Instagram spuntare video e storie di diversi miei amici che cantavano un mio brano “Via”, pubblicato solo come live su YouTube, mentre viaggiavano in auto o stavano facendo serata. Ce ne sono state davvero tante di belle esperienze, sia di esperienze umane che di emozioni forti che ti restano impresse nel cuore e nella mente. Umane sicuramente l’incontro con artisti che stimo da tantissimo tempo come Franco Mussida della PFM o Ermal Meta. O ancora aprire i concerti di Cosmo e Godblesscomputer, alcuni anni fa, che sono due artisti che più che stimare quasi venero. E poi tutti gli incontri umani e le circostanze in un certo senso “mistiche” che si creano quando si va a suonare da qualche parte e si incontrano persone che ci tengono a raccontare la loro storia personale perché magari si sono ritrovate in una tua canzone oppure quando alla fine di un concerto si ricevono complimenti o critiche costruttive o ci si ritrova a fumare e parlare di sé con persone del tutto sconosciute. Questo capita quasi sempre e se uno è attento a ciò che gli sta accadendo riesce ad arricchire davvero tanto il suo animo e tornare a casa lieto per ciò che si è vissuto. Comunque sono un tipo che assorbe molto ciò che vive e che gli capita istante dopo istante perciò spesso sono le piccole cose che ti cambiano più dei fatti straordinari. Scrivevo in un mio vecchio singolo “Le tue manie”, che bisognava “trovare gusto fuori dall’eccezzionale”. Con questo voglio dire che mi restano dentro fino a farmi venire i brividi alla schiena più gli incontri con persone sconosciute che iniziano a parlare di sé perché si sono ritrovate in un tuo pezzo, come dicevo sopra, che magari l’incontro con l’artista del momento che stimi…

CMZ: Il tuo ultimo singolo “Il mio ruolo” rappresenta una bella presa di coscienza, vuoi dirci qualcosa di più?
Come accennavo in risposta alla prima domanda, tra il 2016 e il 2017 ho vissuto un periodo molto difficile che mi ha messo a dura prova. Un periodo segnato dalla urgente necessità di trovare la mia strada, canalizzare i miei talenti e le mie attitudini. Un periodo che però ha portato molto nervosismo e molte ansie fino all’atarassia totale. Solo quando sono riuscito a guardare in maniera distaccata, dall’esterno ciò che mi stava accadendo mettendolo in relazione con i miei trascorsi e miei desideri, sono finalmente riuscito a trovare pace interiore così da avere la forza necessaria a ripartire. In questi giorni mi stanno arrivando parecchi messaggi di ragazzi che non conosco affatto o con cui non parlavo da moltissimi anni. Tutti mi stanno dicendo che questo brano descrive il momento attuale della loro vita, un momento cioè segnato dalla necessità di trovare la propria dimensione che li appaghi, che sia in ambito lavorativo, sentimentale o che so io. Questa ricerca porta con sé però il dramma dell’essere umano e cioè il fatto che nessun traguardo e nessuna gloria sembra mai bastarci a pieno e durare a lungo. Confrontandomi con questi ragazzi ho capito però che tutti nella vita una volta o anche di più, ci troviamo ad attraversare un periodo fatto di profonde incertezze e insicurezze però sta a noi, alla nostra ragione e al nostro cuore trovare il coraggio di risollevarci così da poter riunire i pezzi del grande puzzle che è la nostra vita e la nostra storia individuale fino ricomporre la figura totale, fino, in altre parole, a trovare la direzione del nostro andare, un “ruolo” appunto che possa corrispondere le nostre singolari qualità e i nostri desideri così da farci essere utili a noi stessi e agli altri. In molti non chiediamo nient’altro che questo.

CMZ: A quale dei tuoi brani mai scritti sei più affezionato?
Sembra strano dirlo, ma sono particolarmente affezionato ai nuovi brani inclusi nel disco che uscirà ad inizio 2019 e che inizierò a suonare in parte da questo novembre dato che ad ottobre uscirà il primo singolo del disco stesso. Gli sono affezionato perché mi rappresentano davvero in tutto e per tutto e sono il risultato di una lunga ricerca verso la mia identità musicale ed umana. C’è un brano tra loro chiamato “Stupidi rituali” che iniziai a scrivere mentre facevo le superiori ed ho poi ultimato lo scorso anno. In questo brano, rivolgendomi ad una lei, ho descritto i rapporti vissuti con diverse ragazze che ho avuto e al di là del fatto che mi piace come suona, gli sono affezionato perché descrive realmente ed esattamente pezzi di vita in cui però chiunque può facilmente ritrovarsi.

CMZ: Ti piacerebbe un giorno portare la tua musica all’estero? Magari cantando in Inglese?
Certamente. Le prime canzoni con il gruppo le scrivevo in inglese infatti. Ora come ora, avendo acquisito anche maggiore padronanza di tale lingua saprei anche come tradurre al meglio i miei brani. Fantastico spesso su questa cosa ma non essendo Laura Pausini forse avrei dovuto avere già in partenza un progetto in inglese o per lo meno strumentale che mi permetta di rivolgermi anche all’estero. Però tutto può succedere e non si sa mai…magari diventerò l’Albano di “noantri” e vado a cantare in Russia. Scherzo naturalmente. Comunque si, mi piacerebbe portare la mia musica in particolare in Francia, Inghilterra, Spagna e America Latina la mia musica. Ma non è certamente il sogno più vivo che ho.

CMZ: Quali saranno i progetti per il tuo prossimo futuro?
Tra gennaio e marzo uscirà il mio primo disco a cui sto lavorando e che al momento è la mia più grande priorità oltre al fatto di laurearmi a breve in Lettere Moderne. Inoltre da metà novembre riprenderò la mia attività live e ad ottobre uscirà il primo dei due o tre singoli che anticiperanno il disco.