Demoghilas – “Gallows Hood”

Demoghilas = Alfred Bestia, questa è l’evidenza e la natura innegabile di questo progetto, questa volta alle prese con “Gallows Hood”, secondo parto discografico di una creatura che sembra essere intrapresa in solitaria, in quanto lui è l’unico musicista e compositore che figura in line-up. Nonostante la proposta messa in atto non sia delle più semplici, o per meglio dire, non sia ristretta in un canone ben delineato, il nostro Alfred dà vita ad un album in cui il metal moderno flirta con l’industrial e con atmosfere decisamente dark.

Se alcuni passaggi necessitano forse di una maggiore maturità compositiva, in altri possiamo apprezzare delle potenzialità che sicuramente potranno essere finalizzate in futuro e rese molto interessanti. I brano hanno un andamento marziale, lugubre e al tempo stesso sembrano un urlo di liberazione da tanti concetti precostituiti che non sono presenti solo nella società, ma che si riflettono anche in un mondo musicale che appare sempre più piatto e “politically correct”.

Non vi allarmate, Demoghilas non è un progetto pienamente deviato o roba simile, non cerca di rimarcare troppo pedissequamente le influenze maggiori dell’artista, che sembrano essere quelle di formazioni come Marilyn Manson o Ramnstein. Alfred Bestia non spinge tanto come loro sul piano dell’aggressione visiva e attitudinale (seppure le sue foto non siano del tutto rassicuranti), ma di sicuro nasconde un animo inquieto che vi invito a scoprire attraverso le note di questo suo interessantissimo secondo capitolo.

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