Crea sito

Dario Dee: la metafora di un Pesce Corallo Rosso.

Trovo che abbia qualcosa di geniale l’idea di spiegare la vita ma soprattutto la società che gira attorno attraverso una metafora come quella di una boccia di vetro in cui dentro vive e vegeta un pesce corallo rosso. E la memoria di un animale simile si sa, dura pochi istanti. E direi che c’è tutto dentro per fotografare – da buon nichilista – uno spaccato quotidiano di società comune a tutti noi. E senza offesa per nessuno, sia chiaro, ma come negare una vita ormai dedita al conformismo, al consumismo sfrenato, al santo tutto e subito e alla disabitudine che abbiamo di avere memoria, di costruire qualcosa che duri nel tempo e che faccia storia da tramandare domani? Insomma quello di Dario Dee è un disco che, a partire dal singolo di lancio “Il mio pesce corallo rosso”, sa come dipingere e raccontare chi siamo… e sceglie di farlo con un linguaggio leggero, fresco, eclettico e colorato, immerso nel suono digitale di oggi e nella sensibilità di un cantautore che ha deciso di titolare l’opera “Dario è uscito dalla stanza”. Dunque ecco celebrato il coraggio di essere, di incontrare il mondo… ed ecco cosa ha raccolto il suo sguardo. Sottolineiamo l’omaggio a Pino Daniele e il brano “MiRiaM_Aria” che incornicia il conflitto siriano dietro la storia di una bambina… a corredo anche la sempre eterna “Aria sulla IV corda” di Bach. Un bel lavoro…

CMZ: Ritroviamo Dario Dee oggi con questo nuovo disco. Così su due piedi: ad ascoltare i tuoi esordi ad oggi, che cosa sta cambiando, che cosa senti si stia rinnovando?
DD:
È sempre più forte l’urgenza di comunicare e nel farlo sempre più il bisogno di esprimermi in libertà. Pensavo dopo questo album di fare una lunga pausa per concentrarmi su altri progetti che mi vedono più collaboratore che protagonista… ed invece sto quasi rientrando in studio per registrare nuovo materiale. Per quanto creda che oggi ci venga imposto di correre, quasi nasciamo per correre, tanto che ho scelto di gestire la mia vita liberamente caricandomi anche delle conseguenze che una scelta simile comporta, ora è il momento di non rilassarsi.

CMZ: Elettronica… quanto pensi sia stata determinante nella tua produzione? Pensando all’intimità di una propria stanza…
È stata fondamentale, non avrei potuto altrimenti auto produrre e registrare nel mio studio i miei due primi album. Mi ha permesso di conservare quella intimità di cui avevo bisogno per esprimermi al meglio. Mi piace chiudermi in studio in qualsiasi ora, anche di notte, potere registrare e masterizzare anche 10 ore di fila senza interruzioni. Ora però sento di dovere fare un ulteriore passo e per farlo dovrò rinunciare all’elettronica.
DD:
Eppure non penso sia questo un disco solipsistico… non è così?
Il primo album lo è stato sicuramente ma questo secondo progetto ha una visione più profonda di una realtà che nel male e nel bene viviamo, se pure in molte tracce conserva molti versi autobiografici e intimi. “Dario è uscito dalla stanza.” mi ha permesso di essere più libero e questa libertà mi ha fatto scrivere e cantare senza filtri delle cose che ho osservato. Ovviamente resta la mia visione, assolutamente relativa e personale; non certo la verità che alcune persone credono di possedere… come alcuni nostri politici italiani insieme a molti “Leoni” da tastiera.

CMZ: Emancipazione… penso sia un argomento fondamentale per la tua narrativa. “Uscire dalla stanza” significa anche questo… che battaglia hai dovuto vincere?
DD:
Prima di tutto contro me stesso: estremamente timido e riservato, spaventato dal giudizio e dagli sguardi indiscreti. Ho capito poi che qualsiasi cosa avrei fatto non avrebbe accontentato mai tutti e così ho buttato giù le maschere che indossavo. La gente davanti al palco avverte che non sei sincero al 100%. La musica mi ha sicuramente aiutato a vincere queste paure ma non è stato facile e mi ci è voluto molto tempo. Oggi affronto nuove battaglie contro il bullismo e le violenze… spero di riuscire a sensibilizzare sempre più pubblico. Lo Stato dovrebbe fare molto di più per combattere queste piaghe sociali, una nazione è grande non solo affrontando le questioni economiche ma anche e in egual misura quelle civili.

CMZ: Passi senza soluzione di continuità da aspetta sociali, al conflitto siriano e all’amore adolescenziale. Perché queste direzioni così diverse?
DD:
Perché sono questo: un corpo che contiene l’uomo e il bambino, il musicista che suona Bach al pianoforte e canta Prince ai suoi concerti, amo il sushi ma anche le orecchiette con le cime di rapa 🙂 in verità tralasciando le battute, credo che le maschere che negli anni ho indossato hanno lasciato in me qualcosa di quel personaggio, sono un camaleonte che tra l’altro non ama molto prendersi sul serio, sono lontano dall’immagine del cantautore con la chitarra in mano. Sono curioso e ho ricevuto una formazione poliedrica. Non è una scelta la mia, ma semplicemente sono fatto così.

CMZ: A chiudere: bellissimo il video di lancio. Avrai ricevuto molti riscontri… ce lo racconti? In particolare come ti è venuta l’idea di usare un pesce rosso come metafora?
DD:
L’idea è nata molti anni fa, una filastrocca scritta e poi lasciata li tra altri appunti. Erano versi simpatici che raccontavano la necessità di restare solo in camera a guardare il soffitto in compagnia esclusiva del mio pesce rosso. Un’altra delusione ricevuta e il bisogno di riprendere fiato senza avere sul collo il respiro di chi a tutti i costi vuole tenerti su di morale, perché fanno così paura la solitudine e le lacrime? A me non spaventano. Questa metafora con la pubblicazione del singolo e del video è diventata di tutti e la cosa più bella è che ognuno ci ha letto qualcosa di diverso. Dipende come vogliamo leggere la vita, tenere la testa in una “palla di vetro fino fino” a volte può distrarci o renderci schiavi, altre volte può proteggere e divertire. Un pesce rosso decisamente pieno di sorprese.

Close
Social profiles