Crea sito

Christian Frosio: “Mille Direzioni” è il disco d’esordio

Continua il nostro viaggio dentro il DNA delle opere inedite di questa nuova scena indipendente italiana. Parliamo del bergamasco Christian Frosio che si intitola “Mille Direzioni”. Un lavoro davvero indipendente ed autoprodotto, come ci tiene a sottolineare lo stesso Frosio più e più volte… e fa bene vista la maturità e il buon livello di produzione che è stato capace di restituire al suo pubblico. Un disco importante di contenuti ma, soprattutto, importante di strutture e di dettagli… basti guardare l’impatto dei video di lancio come l’ultimo bellissimo del singolo “Anime libere”. E non è un caso se “La Nostra Casa” viene nominato tra i Best Music Video al Prisma Independent Rome Film Awards nel febbraio 2019. Insomma un lavoro pop d’autore classico certamente ma che ha il merito di avere una personalità formata e ben matura fin dai primi passi d’esordio.

CMZ: Pop leggero d’autore. E devo dire che ci sono ampie vedute che richiamerebbero orchestrazioni solenni. Non ci hai mai pensato?
CF:
Si altrochè, ma ho voluto lavorare cercando di tirare fuori il meglio dalla strumentazione che avevo a disposizione durante la realizzazione del disco, quindi limitandomi in un certo senso.
Sai Stravinskij diceva che quando componeva si dava dei limiti. E’ un principio che cerco di applicare in tanti ambiti creativi, non solo nella musica. Per cui mi sono detto: “lavoriamo per tirare fuori il meglio da quello che ho”. Il rischio contrario è quello di perdersi.
Quindi ho ricercato un effetto orchestrale attraverso una testura abbastanza densa delle chitarre elettriche, e un discorso “classico” atttraverso un fraseggio tra gli strumenti (tra questi e la voce, o tra le chitarre) e ad un gioco di incastri degli stessi sull’asse portante del cantato sulle chitarre.
Le orchestrazioni sono comunque una mia volontà di studio. Magari il prossimo lavoro.

CMZ: Un disco che è prettamente realizzato da te. Voglia di solitudine o sei contro alle collaborazioni?
CF:
La scelta di lavorare in solitudine su tanti aspetti è stata dettata dalla necessità e dalla volontà.
Necessità nel voler dare al mio primo disco un tocco totalmente personale. Per cui ho scritto completamente gli arrangiamenti e l’idea del suono del disco.
Volontà nel voler mettermi subito in gioco nel mio primo lavoro anche come arrangiatore e produttore, oltre che autore. Quindi crescere come musicista. E’ stato un percorso più difficile sicuramente e con tempi più lunghi, ma che alla fine ha restituito molto alla mia crescita come artista.
L’aspetto collaborativo comunque è importantissimo, purchè teso a donarsi al contenuto della canzone.
Nel caso di “Mille Direzioni” l’intervento dei musicisti e dei fonici da studio è stato importante. Per cui ringrazio chi ha preso parte al disco: Gregorio Conti al basso, Gregory Gritti e Alessandro Lampis alle batterie, Mauro Galbiati alle registrazioni, Fabio Intraina al mix.

CMZ: E sul piano artistico? Se dovessimo pensare ad una collaborazione? A chi penseresti come cantante?
CF:
Non so darti un nome al momento, ma credo che la mia musica si sposerebbe bene con un cantante di lingua anglosassone.

CMZ: Da Mango a Baglioni… spesso leggo questi riferimenti. Ce ne vuoi segnalare altri?
CF:
In realtà, come già ho avuto modo di dire, Mango e Baglioni sono riferimenti ritrovati da altri, cosa che mi inorgoglisce. I miei riferimenti principali sono stati Battisti, il primo Grignani e il primo Vasco per la parte italiana, Radiohead e la seconda british wave per la parte anglosassone. Poi ci sono tanti altri riferimenti: dai Pink Floyd e il tocco gilmouriano, alla musica classica del primo novecento.

CMZ: Il pop d’autore non morirà mai. Tante le derive, le trasgressioni… ma penso che questo sarà punto fermo. Cosa ne pensi?
CF:
Io credo che le forme, i contenuti e i generi non siano statici. E che ci sia la possibilità di rinnovamento in ogni cosa. Magari non si tratterà di stravolgimento, ma in quell’aggiungere il tuo piccolo mattoncino di conoscenza all’interno di un percorso artistico collettivo, stabilisci ciò che può definirsi il progresso della cultura e della conoscenza, in questo caso artistica (che riguarda quindi le forme e i contenuti).
Non c’è bisogno quindi di essere John Cage o Stockhausen in ogni cosa. Loro davano un senso a quello che facevano. La rivoluzione deve essere supportata dall’estetica e dai contenuti, se no diventa una rivoluzione gratuita, falsa e apparente.

REDAZIONE

Close
Social profiles