Bir Tawil, Deserto, Blues ed Elettronica

Chi è portatore di un retroterra culturale che non risulti facilmente assimilabile alla silenziosa e ordinata maggioranza deve essere bandito, strappato alle radici che critica, anche se le sente proprie. Non c’è spazio per il dubbio, perché rende deboli nella cieca contrapposizione armata. Così, sul bando viene scritto il nome di chi si intende espellere. Un nome letto a voce alta, preceduto dal rullo del tamburo del banditore. Allontanare, cacciare via, rimuovere dallo sguardo tutti coloro che non sono funzionali al discorso del Potere, che poi è quello dello Spettacolo.
Bir Tawil è musica per banditi, per «partiti da una tavola di fame» o per sognatori incalliti, quando il sogno si radica nella testa e fa i calli sulle mani come il bastone della zappa.

Percussioni del’Africa subsahariana e siciliana si scontrano con strumenti a corda del Nord Europa elettrificati e distorti, infettando di elettronica analogica e campionamenti di ricerca antropologica la ricerca di una sintesi tra musiche del deserto ed antropizzazione tecnologia, blues e tamburi a cornice, sintesi granulare e voci distorte, oltre I confini geografici della fortezza Europa, nel racconto della migrazione come risorsa e di microstorie quotidiane.
Ospiti del disco Cesare Basile, Hafid Bidari (Bania, Orchestre National de Barbès,), Julie Mélina Macaire-Ettabaâ (Làk) e Baptiste Bouquin (Surnatural Orchestra).

Sono due temi, forse, che si incrociano e si intersecano tra loro in questo disco.
Il primo è il viaggio, che è spostamento ma anche ricerca; che è incontro e scontro e per questo è fonte – talvolta incosciente – di conoscenza.
Il secondo è il sogno, non inteso come fuga dalla realtà, bensì come progetto, come tentativo claudicante, maldestro, sfocato di realizzare un atto voluto, un miraggio desiderato, una visione. Il viaggio e la visione si incontrano sulle sponde scoscese della passione e producono rischi, paure, ritrosie e incertezze. Ma è così che deve essere, perché non possiamo accontentarci del posto da spettatori assegnato sul biglietto della Società dello Spettacolo.
Da banditi, il posto non c’è. Da banditi, si guarda volitivi verso l’orizzonte per superare «la presente assenza di futuro».

CMZ: Ciao ragazzi, prima di tutto vogliamo sapere perchè Bir Tawil ?
Bir Tawil:
Ciao a tutti, e grazie dello spazio. Bir Tawil perché’ siamo due nomadi, sia in quanto musicisti che in quanto veri e propri migranti economici, e come tanti soffriamo dell’avere perso la nostra casa originaria, ma non sentirci a casa in un nuovo posto. E poi perché’ non possiamo soffrire i confini, i passaporti, le dogane, e tutta la prosopopea che accompagna ognuno di questi ostacoli, e inquadrarci in una terra di nessuna e’ anche una scelta politica, oltre che di suono.

CMZ: “In Between”, è il vostro nuovo album! Che generi musicali possiamo ascoltare?
Bir Tawil:
Quelli che ci volete trovare. Le coordinate sono il deserto, il blues, la canzone e le elettronica, noi siamo in una terra di mezzo fra tutte queste idee, che pero’ non contano granché’. La musica e’ sempre e solo o fatta bene oppure no. Quindi a voi la scelta.

CMZ: Quali sono state le circostanze che hanno dato vita al vostro ri-incontro ?
Bir Tawil:
Volevamo trovare un modo di incontrarci oltre che fisicamente, siamo separati dalla Manica, un altro posto come il nostro canale di Sicilia che si sta trasformando in un cimitero, e le prime vacanze familiari che siamo riusciti a fare, in Bretagna, abbiamo approfittato delle mattine libere per ritrovarci a suonare liberamente, come anni prima.

CMZ: Elencateci cinque artisti o bands che hanno influenzato il vostro sound !
Bir Tawil: Ali Farka Toure’ / Wovenhand / Rabin Abou Khalil / Radiohead / Rosa Balistreri.

CMZ: Com’è nata l’idea di coinvolgere nel progetto Ospiti delCesare Basile, Hafid Bidari (Bania, Orchestre National de Barbès,), Julie Mélina Macaire-Ettabaâ (Làk) e Baptiste Bouquin (Surnatural Orchestra)
Bir Tawil:
Avevamo bisogno di allargare i confini di questo micro-stato a due. O forse di cercare una via di fuga dal deserto. Ma soprattutto avevamo voglia, come sempre di restare sorpresi da quello che la condivisione riesce a creare.

CMZ: Lasciate un consiglio a chi vuole intraprendere la strada della musica !
Bir Tawil:
Stare in giro per concerti il più’ possibile, possibilmente fuori dall’Italia. E parlare con tutti quelli che incontri per strada, dal benzinaio al bigliettaio del club: le storie di ognuno sono il vero carburante di cui la musica ha bisogno.