Atlanto

Gli Atlanto sono un quartetto vicentino, formato dai fratelli Davide e Francesco Parise , Tommaso di Lauro e Andrea Rosa. In attività da un decennio, hanno alle spalle tre albums, tra cui “Futuri parziali” pubblicato da poco tempo per l’etichetta Vrec. Approfittando di questa release, porgiamo alcune domande alla band per saperne di più.

CMZ: Ciao ragazzi, per iniziare potreste brevemente raccontare ai lettori la vostra origine e formazione artistica?
Atlanto: Nasciamo nel 2009 dall’evoluzione del nostro precedente progetto musicale dal nome Okkupato. Suoniamo più o meno insieme dal 2001 e il nostro avvicinamento alla musica è avvenuto all’interno del contesto punk di fine anni novanta. Chi ha studiato un po’ di strumento, chi completamente autodidatta, siamo da sempre amici accomunati dalla voglia di suonare e produrre musica, possibilmente buona!

CMZ: A cosa è dovuta la scelta di volturare l’originario nome di Okkupato nell’attuale Atlanto? Forse, Il cambiamento di genere (punk) che non sentivate più vostro o perché si percepiva che stava subendo una flessione?
Atlanto: Con gli Okkupato scrivevamo canzoni punk ed avevamo un quinto membro come cantante. Dopo due album ci siamo resi conto che il nostro stile musicale stava cambiando, che comporre musica all’interno di un genere come il punk non ci era più sufficiente. Da qui la decisione di continuare in quattro e cambiare nome in Atlanto.
Parlando di musica non ci siamo mai preclusi nessuna strada, e ci piace esplorare. Ascoltando in modo cronologico i nostri lavori è ben individuabile il filo che lega tutti i nostri passi a partire dal punk, al rock, per arrivare ai pezzi più Pop. Con gli Okkupato ci muovevamo all’interno di un sound più crudo e veloce come il punk, ma il lavoro di ricerca musicale non è cambiato e i testi di un tempo sono sovrapponibili a quelli odierni, tant’è che alcuni brani scritti come Okkupato li suoniamo a volte ancora oggi come Atlanto.

CMZ: “Futuri parziali” è il vostro terzo disco, dopo “L’uomo,il suo sogno e il nuovo giorno” (2010) e “Terra” (2013).  Un’assenza di sei anni per pubblicare il nuovo album : si presume che sia stata una progettualità in qualche modo “sofferta” e ben meditata?
Atlanto: Assolutamente si! In questi sei anni abbiamo alzato l’asticella: non solo abbiamo composto oltre una ventina di pezzi, da cui poi sono stati scelti i tredici per il nuovo album, ma ci siamo anche costruiti uno studio di registrazione con le nostre mani, e con molta fatica abbiamo autonomamente pre-prodotto e registrato quasi tutto quello che sentite nel nuovo disco. Un lavoro molto lungo e intenso, che ci ha impegnati qualche anno, ma abbiamo imparato un sacco di cose, siamo cresciuti come artisti e musicisti ed è per noi motivo di grande soddisfazione.

CMZ: Nell’opera si rileva un’evidente evoluzione sonora ed una particolare cura dei dettagli assemblativi,con inserti di synth anni ’80 ed un’efficace linea pop-rock che permea su tutta la tracklist.  E’ stato impegnativo raggiungere questa nuova formula? Sùbito tutti d’accordo nella nuova scelta stilistica?  
Atlanto: Senza dubbio è stato un duro lavoro in termini di impegno mentale e di tempo. Chi ci segue dagli inizi sa che abbiamo sempre avuto una certa cura nella scrittura musicale dei nostri pezzi. In questo album abbiamo invece volutamente cercato di mantenere una certa semplicità nella stesura per due motivi: prima di tutto per far arrivare le nostre canzoni ad un maggior numero di persone, e in secondo luogo per mettere alla prova la nostra capacità musicale come arrangiatori. Alcuni potranno storcere il naso di fronte a strutture musicali apparentemente più banali, ma è nell’arrangiamento che questa volta abbiamo impiegato molte energie. In questo percorso, come da sempre, ci sono stati momenti di forte sintonia e altri di disaccordo, che pero’ per noi sono fondamentali. Con il confronto di idee nascono spesso cose super.

CMZ: Tra i brani si scorgono ariose aperture in stile Coldplay (“Centomilavolte”), accenti tastieristici sulla scia dei Supertramp (“Il nostro richiamo”) e tante altre sfumature interessanti.  I nomi citati rientrano tra le vostre influenze?
Atlanto: Certamente, i nostri ascolti sono molto variegati nei generi e negli anni. Non abbiamo nessuna pretesa di fare musica mai sentita prima. Quello che scriviamo è inevitabilmente frutto di quello che ascoltiamo. L’importante per noi è farlo bene.

CMZ: Il fulcro tematico dell’album è il tempo che ci passa davanti con fulminea rapidità, senza essere capaci di gestirlo bene ed anche quel tempo speciale speso per l’amore, per il romanticismo.  Pensate che l’affogarsi tra mille impegni sia una delle cause più deleterie ed isolanti della vita sociale e sentimentale?
Atlanto: Senz’altro i mille impegni che ognuno di noi ha rendono a volte difficoltose le nostre relazioni sociali e amorose. Che poi siano la causa più isolante diventa difficile stabilirlo, quello che possiamo dire è che nel periodo in cui abbiamo composto le canzoni avevamo un forte bisogno di autenticità, e allontanarsi dalle tante incombenze quotidiane è stato sollevante.

CMZ: Ascoltando il disco prevale una dimensione sonora incentrata in un a fusione di voci e suoni immersi in un unico afflato. E’ stata un’intenzionalità voluta quella di non far prevalere un fattore su l’altro o tutto è nato nella massima spontaneità?
Atlanto: Secondo noi questo equilibrio è probabilmente uno degli aspetti più spontanei della nostra composizione. Facciamo canzoni perché possano essere cantate, ma nel profondo ci sentiamo musicisti e non cantanti. Forse è questo che crea la nostra impronta sonora.

CMZ: Dalle 13 tracce sono stati, finora, estratti tre singoli: “Un pomeriggio al sole”, “Ma come passa il tempo” e “Dimmi che mi vuoi di più”, in cui vi avvalete del prezioso contributo di Matteo Cantaluppi (già con The Giornalisti, Ex-Otago ). Come è stato lavorare con lui?
Atlanto: E’ stata un’esperienza entusiasmante lavorare con uno dei protagonisti della musica italiana attuale. In realtà Cantaluppi non apportato cambiamenti drastici alla nostra musica, niente di sconvolgente, ma senz’altro ha saputo apportare valore ai nostri brani senza sconvolgenti cambiamenti.

CMZ: Sappiamo che, dopo l’uscita del primo album, è seguito un ampio consenso nei circuiti universitari, culminato con la vittoria al relativo Festival Radio. Che ricordo avete di quel periodo? L’ampia visibilità che vi diede quell’ esperienza prosegue ancora oppure oggigiorno vi sono più d’aiuto i Social ?
Atlanto: abbiamo un ricordo stupendo di quel periodo: eravamo appena nati come Atlanto e, dopo quasi dieci anni di Okkupato, partire con un nuovo progetto in quattro in parte ci spaventava.
Riuscire ad arrivare in finale al Festival Radio Universitarie suonando in piazza a Perugia e vincere ci ha dato una carica pazzesca che ancora oggi, nonostante sia passato tanto tempo, riverbera dentro di noi.
La visibilità avuta in quel periodo è senz’altro stata utile per creare una serie di contatti che ancora oggi sono preziosi, ma oggi la presenza e la comunicazione sui social ha un’importanza fondamentale nella vita di chi fa musica.

CMZ: Quand’è che avete la netta sensazione di aver creato la canzone, non dico perfetta, ma ideale per le vostre prerogative? State già portando in tour “Futuri parziali”? Ci saranno altri singoli estratti?
Atlanto: Il fattore determinante di una canzone è l’emozione. Quando sentiamo che un pezzo nella musica e/o nel testo muove qualcosa dentro di noi sappiamo che la direzione compositiva è giusta. La stessa emozione contiamo sempre di portarla ai nostri concerti.
Dall’uscita dell’album a Marzo abbiamo già fatto una decina di concerti per presentare i nuovi pezzi e ci stiamo divertendo molto. Nell’immediato non prevediamo l’uscita di nuovi singoli, ma non si sa mai…

CMZ: Con i migliori auspicii di una brillante carriera, salutiamo e ringraziamo gli Atlanto per questo incontro e li attendiamo, con piacere, alla prossima prova discografica.
Atlanto: Grazie a voi, alla prossima!