Atlanto – “Futuri Parziali”

Nella zona pedemontana del vicentino c’è il paese di Thiene che, tra i suoi venticinquemila abitanti, include anche i 4 componenti degli Atlanto: formazione pop-rock che, allo scoccare del decimo anno di attività, immette nel mercato il nuovo album “Futuri parziali”, dando seguito ai precedenti “L’uomo, il suo sogno e il nuovo giorno (2010) e “Terra” (2013). Prima, direzionati nella formula punk degli Okkupato , in seguito raccolgono e ri-assemblano le loro ceneri per dar corso all’attuale progetto degli Atlanto, collezionando la vittoria al Festival Radio Universitarie, numerose sortite radiofoniche e l’onorevole presenza al MEI di Faenza. La nuova release “Futuri parziali” evidenzia presto come il combo veneto abbia evoluto e curato il sound, con un cesellamento di suoni forbiti, a cominciare dai richiami di synth anni’80 che vegliano nel percorso della title-track, in un clima fantascientifico, solcando scie immaginifiche. Con la spigliata “Libertà, libertà” si torna sulla Terra a battere il piedino con soluzione sonora fresca e dinamica , mentre il terzo singolo estratto “Ma come passa il tempo” congloba profonda ponderazione esistenziale, con un tessuto placido ed elegante che appaga l’orecchio con efficacia. A seguire, “Un pomeriggio al sole” entra con discrezione ma non tarda a garantirsi la nomina a ballad di gran pregio, in quanto sa coniugare raffinatezza e vibrati emotivi: non a caso è uno dei tre singoli scelti ( l’altro è il granulare “Dimmi che mi vuoi di più” ). Invece, “Il nostro richiamo” batte sul tremolio tastieristico à là Supertramp di “Child of vision”, ma tutto l’insieme allestito per l’occasione dagli Atlanto, ha comunque cuciture distinguibili e personali che fan esclamare “Oh…però!…” ed anche l’energica “Oltre il mare” mica scherza, con la sua stesura percussiva ma equilibrata e la gradevole vocalità di Davide Parise che, soprattutto negli acuti, lambisce onorevoli somiglianze con Nek. Le belle aperture alari di “Mi piaci nuda” e “Un’altra volta” fanno planare con fascinazioni romantiche ed afflato passionale, senza far ricorso a clichè consunti di genere, ma piuttosto arricchendoli con sontuosa assemblazione, mentre i fragori e l’ampio respiro fornito da “Centomilavolte” ammiccano ai Coldplay con assoluta disinvoltura, grazie ancora al grintoso supporto narrativo del bravo singer. Dopo aver incalzato, appassionato e pressato con sonorità sfavillanti, gli Atlanto tirano (giustamente) i remi in barca con la placida “Cosa resterà di noi” : tonificante congedo riflessivo per un’album che saprà deliziare i palati più esigenti del pop-rock, in quanto “Futuri semplici” fuga tosto dubbi e perplessità , oltrepassando la cortina di nebulosi approcci con un apparato stilistico che viaggia a testa alta e non teme confronti di sorta.

MAX CASALI