Andrea Lorenzoni – “Senza Fiori”

Un paio d’anni fa, mi trovai a scrivere di Andrea Lorenzoni, in occasione dell’uscita del debut-album “Mondo club”, nel quale già si scorgevano dettagli compositivi molto interessanti e, soprattutto, ricercati di rock, pop e prog. Ora, è la volta di “Senza fiori” sospinto da 10 tracce dall’emozione ondivaga e sempre sospesa tra il crollo e l’immediata ripresa ed immersa in una matrice poetica credibile. Per dare il via alla lista, sceglie la discrezione di “Sfide velodromi che sul Kilimangiaro” per offrire un veleggio pianistico di piccante radice cantautorale, che scruta negli orizzonti di Calcutta. Di diversa indole, “Forza di andare via” recupera sonorità eighties per delineare suggestioni synth-wave che trasportano in dimensioni spazio-temporali. Tenebre d’elettronica e piano calano su “La disillusione” e “Su come puntini”: episodi che destano evasioni sospensive, come se Battiato decidesse di inserire tratteggi sintetici ed estraniazioni pulsanti per modernizzare i suoi spartiti. Invece, la titletrack è una brusca virata di rock-wave, che scorre con serrata abrasione e strali di spoken-word, dal tono fermo ed autoritario. Poi, appicca fiamme in “Domani sarà come ora” , per dar vita ad un rock-punk che sprona anche i più sedentari ad alzarsi dalla sedia per darsi una mossa. Quella di Andrea, è “Una visione” per nulla consueta e questa traccia esprime un’eloquente poliedricità: ondeggio PinkFloydiano e finezze di clarinetto basso della raffinata Giulia Barba, presente anche nella suggestiva “Il ventre della donna”, merlettata di contrappunti indie-pop. Se un giorno, poi, un certo Cesare Cremonini volesse scrivere pezzi più impegnati, dall’espressione più colta, beh… prendesse esempio da “Il pensiero dell’uomo” : qui troverebbe tutte le affinità compositive di cui necessita, cosi come la conclusiva “Futuro”, avvolta in un minimale keyboards-dream ed un cantato accorato che accappona la pelle. In definitiva, “Senza fiori” testimonia e continua un discorso di coerenza e sensibilità propositiva che Lorenzoni mette al servizio, non solo nella musica, ma anche nella professione di insegnante di sostegno e, senza mezzi termini,ci invita apertamente alla comprensione del prossimo e di altri basilari movimenti che regolano i meccanismi del vibrato emotivo. Ma il cambiamento deve partire da noi e, finchè saremo indulgenti con noi stessi ed intolleranti verso gli altri, nella ruota della vita non uscirà mai un ambo vincente.

MAX CASALI