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Ance: l’ironia sociale di un cantautore

Rassegnazione, studiata ipocrisia o ironica accettazione di dover rivoluzionare il proprio quotidiano. Questo nuovo singolo di Andrea Lovito ovvero ANCE, può essere letto in tanti modi diversi… e tanti altri ne potremmo trovare, ascolto dopo ascolto. Si intitola “Anche se” e probabilmente non un brano che il cantautore toscano ha pensato di far nascere con tanti dubbi sulla sua genesi e natura. Eppure, l’eclettica penna e la melodia assolutamente vincente – complice anche un bel video che vi presentiamo a seguire – fanno di questo brano dal forte gusto pop (dal sapore inglese aggiungeremmo noi) un piccolo cannone armato contro le strade battute dei centri commerciali. E forse non saremo mai in grado di sconfiggere il mostro del consumismo… “Anche se” alla fine va bene così… anche per ANCE… forse…

CMZ: Ospitiamo ANCE… ospitiamo questo singolo che ormai ha già qualche mese di promozione alle spalle. Pronto per cose nuove?
A: Come ho già detto in altre interviste ci vuole ancora un po’ di pazienza. Per la prossima estate mi prometto di entrare in studio e mettere in bella copia queste mie nuove canzoni. È una sfida del saper aspettare e intanto lanciare un sassolino solo per lasciare alta la suspence.

CMZ: E cosa raccogli dalla critica arrivata in questo periodo? Qualcosa da modificare? Qualche direzione verso cui far girare la tua penna?
A: La critica con questo singolo è stata tutto sommato benevola, come mai lo è stata con me in vent’anni… Tuttavia qualcuno continua ad avere delle riserve. È vero che con un testo così, diciamo “in bilico”, si può cadere in fraintendimenti se non si coglie bene lo spirito ironico del testo: ovvero un invito a porsi domande ma anche a prendere posizione ragionandoci con la propria testa. Penso che ognuno abbia i suoi “Anche se”, ma solo per giovarne accrescimento e e da questo porsi nuovi dubbi nei tempi che cambiano.

CMZ: Beh parlare di critica oggi che siamo dediti quasi esclusivamente alle vetrine pubblicitarie mi sembra arduo… ed è anche questo un concetto che si nasconde dentro questo brano. Anche se…
A:
Il pubblico ha sempre l’ultima parola. La critica ha una funzione costruttiva e di presa di coscienza se ben informata sul soggetto e non costretta a dare giudizi al primo ascolto. Altrimenti avrei smesso da tempo.

CMZ: Perché secondo te siamo così schiavi dell’apparire?
A:
Per un riconoscimento di “esistenza”. Detta così fa quasi ridere ma purtroppo è la realtà. Per un artista è inevitabile, “anche se” non sempre lo riterrebbe necessario.

CMZ: Ed un artista come te, che in qualche modo denuncia tutto questo (ma anche se… alla fine va bene così), come riesce a farne pace? Perché immagino che la grande comunicazione non ha puntato alcuna luce verso il tuo singolo, come d’altro fa con tutto ciò che non è di moda…
A:
Ho smesso da tempo di credere nella vanagloria. La promozione è solo per cercare circuiti live, piccoli festival. È così che vorrei che andasse. Ma non rincorro le mode e cerco di tenere un profilo basso. Per alcuni versi temo la grande comunicazione, la TV nazionale, tipo quando è pronta a falsare i messaggi del mittente. Per questo se non hanno considerato il mio singolo non è che debba essere per forza un male.

CMZ: Ecco una domanda interessante: secondo te cos’è di moda? Cosa significa?
A:
Qualcosa che ora ti deve piacere ma l’anno prossimo te ne vergogni. Mi viene in mente un brano per esempio come La “ballata della Moda” di Luigi Tenco, che rispecchia a pieno il mio pensiero. Una volta ho tentato anch’io di affrontare l’argomento, il testo iniziava cosi: “Va di moda vestire alternativi…” proprio per evidenziare di come può essere falsa e paradossale, una corazza per mascherare il vuoto.

CMZ: A chiudere: con “Anche se” pensi che la tua scrittura stia andando in qualche direzione diversa da dove te l’aspettavi? O pensi di mantenere sempre la direzione che in qualche modo ti ha sempre rappresentato?
A:
Sicuramente è qualcosa di nuovo per me. inoltrarmi nel genere funk-rock mantenendo la canzone italiana. Altre canzoni esplorano il rock blues, la ballata, una punkrock (il genere della mia adolescenza). Rimango insomma nella consuetudine di cercare mondi diversi e ritrovarli nel mio.
Ho voluto stavolta che un grande professionista come Gianfilippo Boni mi tenesse con i piedi per terra senza troppe “smattate” sugli arrangiamenti ed un suono classico, consistente e deciso. Con lui dovrei proseguire con altri brani ed ha tutte le carte per aiutarmi a fare un album come si deve, una volta per tutte. Staremo (e starete) a vedere.

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